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Io odio Luana

Luana è una mia collega. All’inizio non stava nella mia stessa stanza d’ufficio, poi ha litigato con i suoi colleghi e ha chiesto al capo di essere spostata in un’altra stanza, la mia. Da quel momento in poi io ho capito perché la situazione tra lei e gli altri colleghi si era fatta insostenibile. Luana è insopportabile!!!

Questo è l’incipit del resistente Tommy, che cerca di affrontare con il sorriso lo scontro quotidiano con Luana. Al problema dei colleghi insopportabili noi di Resistenza Umana abbiamo dedicato anche un libro, eppure la casistica si arricchisce ogni giorno di nuovi casi. Ecco allora i commenti sferzanti e divertenti di Tommy:

 

odioluana.jpg

Tommy non sopporta Luana…

Avete in mente quei giorni in cui vi svegliate di cattivo umore perché vi siete dovuti alzare presto, e ogni rumore che sentite vi dà fastidio? In quei giorni io arrivo in ufficio, e trovo Luana che sta già parlando da sola, con la sua vocetta fastidiosa. Insopportabile.

Tommy non la capisce…

Se Luana arriva in ufficio di mattina dopo di me, lei mi domanda: “Sei già qui?”
Se io arrivo in ufficio al mattino dopo di lei, Luana mi chiede: “Arrivi solo ora?”
Ogni singolo giorno.

La radio dell’ufficio rappresenta un punto critico della relazione…

L’audio della radio è normale. Luana mi dice di abbassare il volume. Io lo abbasso.
L’audio della radio è basso. Luana mi dice di nuovo di abbassare il volume. Io lo abbasso.
L’audio della radio è impercettibile. Luana mi dice di nuovo di abbassare il volume. Io lo abbasso.
Luana mi dice: “Ormai da quella radio non si sente niente, tanto vale spegnerla!”

Anche con la nuova radio, Luana mi dice di abbassare il volume. Dopo un po’ mi dice di spegnerla, che il rumore la disturba. Io spengo la radio. A quel punto cosa fa Luana? Si mette a parlare da sola, a cantare, e a volte canta la stessa canzone che c’era alla radio!

A Tommy capita sempre più spesso di non credere alle proprie orecchie…

All’interno del bagno dell’ufficio, a fianco della maniglia della porta, c’è un cartello che recita: “Fare due giri di chiave”. Fin dal giorno della mia assunzione non ho mai avuto dubbi sul significato di quella scritta. Un giorno Luana, dopo cinque anni che lavora nell’ufficio, ritorna in stanza dal bagno, e trafelata racconta: “Oh, ero in bagno, e… cioè ma non è successo niente… per fortuna mi stavo già lavando le mani… oh, ma io non lo sapevo che bisognava fare due giri di chiave!”

Luana è tornata dalle ferie passate a Londra. Racconta la sua vacanza in questa maniera: “A Londra c’erano oche morte appese dappertutto. Ma avevano ancora la forma di oche, pertanto dovevano averle cotte vive. Ma non avevano un colore da cotto, erano abbronzate. Ma avevano il collo lungo, dovevano essere cigni.”
Ora, posso accettare di tutto, ma i cigni morti abbronzati cotti vivi appesi dappertutto, no!
Questa cosa è talmente stupida, che rispondere qualsiasi cosa a Luana sarebbe stato inutile.

E non smette mai di stupirsi…

In un giorno di pioggia Luana arriva in ufficio con l’ombrello pieghevole. Non lo lascia nel portaombrelli all’ingresso, perché ha paura che glielo rubino. Così lo porta presso le nostre postazioni, e per evitare che sgoccioli sul pavimento lo mette nel cestino. Rischioso, ma comprensibile. Poi cosa fa? Durante il giorno lo sommerge di cartacce, e alla sera va a casa lasciandolo lì. Mi sembra evidente che la donna delle pulizie lo ha poi buttato.

Luana fa il diminutivo di tutte le parole. Per lei un programma del PC è “un programmino”; un’autostrada è “una stradina”; un telefono cellulare è “un cellulino”. Addirittura quando Luana vuole fare l’accrescitivo di un nome, ne fa prima il diminutivo e poi l’accrescitivo. Esempio: per Luana un cane grande è un cagnolinone.


I commenti non finiscono qui! Se vuoi leggere le altre esperienze di Tommy vai sul suo blog.

 

30 Marzo 2009  ·  7,700 visite · Nessun commento
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