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Ufficio, che rabbia!

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SE una mattina vi capitasse di vedere sulla scrivania di un vostro collega questa scatola, non vi stupite. Potrebbe essere il disperato tentativo della vostra azienda, se non di risolvere, almeno di disciplinare la rabbia da ufficio (work rage), un fenomeno in costante ascesa negli uffici di mezzo mondo.
Di cosa si tratta? Di un pratico set di due paia di guantoni da boxe gonfiabili utilizzabili ogni volta che l’atmosfera si surriscalda e le cose si mettono male…

Il che, a quanto pare succede sempre più spesso, tanto da esser diventato un problema che molte aziende si pongono anche sotto il punto di vista della produttività dei loro dipendenti.

Beccati questo!

UNA ricerca commissionata qualche tempo fa dalla Canon con un campione di circa 2000 impiegati in tutta Europa dava risultati piuttosto sconfortanti. L’83 per cento dei dipendenti intervistati dichiarava di aver assistito ad accessi di rabbia di un collega. Oltre il 60% confessava di perdere la calma almeno una volta alla settimana sul luogo di lavoro.

E se, come prevedibile, i paesi del nord Europa possono vantare dipendenti più a sangue freddo (solo il 60% di iracondi), il dato riguardante l’Italia era davvero eclatante: il 94% degli intervistati dichiarava di aver assistito a episodi di collera tra i propri colleghi.

Probabilmente il restante 6% era in ferie.

Le ragioni? Tra le più varie. Riunioni lunghe e percepite come inconcludenti, rumori molesti (telefoni e voce alta, tra i più gettonati), problemi tecnici a computer e macchinari. Ma, soprattutto, i modi maleducati di colleghi e capi, l’indifferenza o, al contrario, il gossip incontrollato.

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Sulle tecniche utilizzate dai Resistenti di tutto il mondo per sfogare in modo non distruttivo la work rage, oltre a quello citato all’inizio, si potrebbe scrivere un’enciclopedia.

Noto il caso di un’azienda giapponese, i cui responsabili del personale, per far scaricare ai dipendenti aggressività e rabbia, hanno pensato di esporre una raffigurazione del capo (si spera lui consenziente), perché i dipendenti possano picchiarla e insultarla (qui trovate una versione virtuale dell’espediente).

In tempi di Internet fioccano siti come www.workrant.com (letteralmente: sfogo da ufficio), una specie di confessionale in cui però si può gridare - in forma rigorosamente anonima - tutto il male possibile di colleghi e superiori. E recentemente agli onori delle cronache è salito il sito dall’eloquente titolo www.viedemerde.fr, in cui chiunque può postare le proprie piccole e grandi frustrazioni quotidiane e leggere quelle degli altri. Una sorta di psicoterapia collettiva in tempo reale, con tanto di classifiche dei top ten delle disgrazie, che vanta 80 mila contatti al giorno e in due mesi ha prodotto 40 mil “confessioni”. Inutile dire che la sezione dedicata al lavoro è nutritissima.

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MA forse, è lecito ritenere che il fenomeno della work rage sia in ascesa anche perché gli uffici non sono esattamente il luogo in cui possano manifestarsi liberamente emozioni. Di qualunque genere, anche quelle più positive.

Ed è naturale che, in mancanza di canali che permettano di far fluire le energie emotive di chi ci lavora, anche sentimenti più sfumati come l’insoddifazione, la preoccupazione, la perplessità, il dubbio si accumulino come in un pentolone ed esplodano regolarmente in forma di rabbia.

Che succederebbe se negli uffici, oltre all’arredamento, ai dispositivi di sicurezza, e a tutto quello che contribuisce a fare di un ufficio un “buon ufficio”, si progettasse con un po’ più di attenzione anche il paesaggio emotivo?

4 Maggio 2008  ·  8,983 visite · 1 Commento
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I VOSTRI COMMENTI:

  • 9 Maggio 2008 alle 16:00 - Ira Funesta:

    Cari resistenti, ebbene sì, anch’io faccio parte del numeroso club degli iracondi. Rimedio in bagno, a colpi di pugni. Come giustificare i lividi sulla mano e le piastrelle scheggiate? Dei primi si accorge solo la malcapitata mano e le piastrelle, in fondo, sono così brutte che prima o poi andranno pure sostituite. Cgliete l’attimo, capi tirchi e disgraziati!
    Ottimo il vostro giochino Rompi-capo e, quanto al paesaggio emotivo, leggo su Lavoroscopo che "è meglio indire un incontro con il Cancro [mio segno] tra cipressi e betulle contornati da piante di camomilla e anemoni". Appendo la comunicazione in bacheca

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