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Cubicles, acquari e altre utopie

IN PRINCIPIO era la stanza da ufficio: dentro, una due o al massimo tre scrivanie e altrettanti impiegati. Forse anche alla fine sarà così, forse no.Quel che è certo è che, in mezzo, almeno nelle grandi aziende, imperversa l’epoca degli open spaces e dei cubicles (letteralmente «cubicolo», «cella»), gli angusti moduli in cui trascorrono la loro giornata centinaia di migliaia di lavoratori.

Cubicoli

Invenzione tutta a stelle e strisce, ma che ha attecchito nel resto del mondo e, seppure in misura minore, anche in Europa. Fino a diventare l’icona globale, immortalata in decine di film sulla working class americana, di un modo di lavorare alienante e parcellizzato cui opporre le più svariate forme di resistenza. Visitare la nostra sezione video per convincersene.

Curioso: tra tutte le utopie del Novecento, quella dell’open space, poi degenerata in inferno cubicolare, è la meno conosciuta. Eppure, a seguirla da vicino, la sua ascesa e caduta è identica a quelle delle sue illustri consorelle. Come queste ultime, innanzitutto, nasce con i migliori propositi di salute e felicità per il genere impiegatizio.

Robert Propst

Il sogno del suo ideatore, Robert Propst (nella foto), designer della Hermann Miller, storica azienda statunitense di arredamenti per ufficio, era e resta affascinante: pensare il lavoro non più distribuito in uffici singoli, separati da muri e porte (il più delle volte chiuse), ma in ambienti ampi, privi di sbarramenti fissi, suddivisi da pannelli che non isolino il lavoratore ma al contrario lo mettano in costante comunicazione con il mainstream aziendale.

Suona bene, vero? Così come carico di promesse di dinamismo e liberazione di energie positive era il nome che Propst diede alla sua invenzione: Action Office! E invece…

 

Labirinto cubicolare

E invece, come in tutte le utopie che si rispettino, l’ideale, una volta calato nella realtà, mostrò ben presto il suo volto poco umano. Le aziende infatti non ci misero troppo tempo a rendersi conto che l’idea si prestava a interessanti ritorni economici.

Lo spazio destinato ai lavoratori, ora divenuto fluido e indeterminato, poteva essere ridotto a piacimento e, salvo casi eccezionali, al principio dell’Action Office si sostituì inesorabilmente quello del “più ce ne stanno meno spendo di affitto”.

Una ricerca datata agosto 2007 evidenza come lo spazio medio dei cubicles negli uffici americani sia sceso dai circa 23 metri quadri del 2000 a poco più di 17 nel 2005. E la tendenza sembrerebbe quella di un’ulteriore riduzione del 20% entro il 2010…

 

Inconveniente.jpg

 

Cosa ci riserva dunque il futuro?

Mostruosi alveari aziendali, in cui i lavoratori sono stipati come polli e si possono verificare spiacevoli inconvenienti come quello descritto nella vignetta, paradossale ma non troppo, apparsa qualche tempo fa sul New Yorker?

E non è un caso, forse, che lo stesso Propst, poco prima di passare a miglior vita, nel 2000, abbia sconfessato la sua creatura ormai sfuggitagli di mano, definendola senza mezzi termini una «monolitica pazzia».

Ma forse non tutto è perduto.Già da tempo i designer più avvertiti – in America come in Europa – si sono messi all’opera per trovare un modello alternativo a quello ormai degenerato degli open space senza se e senza ma. Una sorta di terza via che conservi le opportunità offerte dall’intuizione di Propst, senza perdere in umanità e abitabilità.

Come? Ad esempio tentando di dare vita al deserto lunare dei cubicles, organizzando lo spazio con piante, fiori, scenografie naturali e aree dedicate alla decompressione dello stress, alla socializzazione, al relax. Magari prendendo spunto dal modo in cui sono organizzati negli zoo gli ambienti destinati ad ospitare gli animali e provando ad applicare qualche soluzione a quel particolarissimo animale che è l’impiegato.

Qualcosa si muove, dunque. Anche se, probabilmente, l’immagine che vedete qui sotto non è l’alba di una nuova era, ma soltanto un divertente fotomontaggio. Certo che sarebbe una bella pagina di resistenza umana: dall’acquario dei dipendenti di fantozziana memoria, all’acquario per i dipendenti.

Ufficio acquario...

Sognare non costa nulla, no?Postato da IoResisto.

20 Aprile 2008  ·  8,564 visite · 1 Commento
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I VOSTRI COMMENTI:

  • 2 Maggio 2008 alle 18:32 - augusta bariona:

    ma che bello questo sito! divertente! mando mail a tuti quelli che conosco. buon lavoro caro webmaster!

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